
Più volte ci siamo chiesti quale atteggiamento adottare di fronte alla vicenda che ha scosso la nostra collettività; i presunti maltrattamenti perpetrati all’interno del nido d’infanzia di Conselice hanno procurato una lesione profonda nel nostro tessuto sociale e dovrà trascorrere molto tempo prima che questa ferita possa risanarsi.
Ogni qualvolta abbiamo ascoltato o letto di circostanze simili accadute altrove, la nostra ingenuità e le nostre certezze ci hanno portato ad immaginare che la nostra comunità ed il nostro sistema educativo potessero essere esenti da queste tristi vicende; quanto di sbagliavamo!
Poi, tutto d’un tratto ci siamo svegliati di soprassalto, lesi fin nell’intimità della nostra famiglia, in ciò che più ci è caro: i nostri figli; e questo ha messo in luce tutta la nostra fragilità, la nostra debolezza e la nostra difficoltà nel tentare di capire perché.
Inserirsi immediatamente nella discussione significava correre il rischio di essere fraintesi o strumentalizzati; abbiamo preferito far trascorrere qualche settimana auspicando un clima, almeno in apparenza, più pacato.
E oggi siamo qui, in punta di piedi, nel tentativo di dare, con il nostro punto di vista, il nostro modesto contributo.
Innanzi tutto la nostra solidarietà alle famiglie coinvolte nella vicenda; i bambini non si toccano: non si toccano dentro e fuori le mura domestiche e soprattutto non si toccano all’interno di quei luoghi deputati proprio alla loro tutela; tuttavia, nonostante una rete di servizi educativi dedicati all’infanzia e a supporto delle famiglie, fiore all’occhiello delle nostre amministrazioni, qualcosa di inverosimile è accaduto nel nido Mazzanti di Conselice.
Saranno le indagini in corso a chiarire chi ha più responsabilità dell’accaduto rispetto ad un altro, ma chi ha sbagliato, a tutti i livelli, deve rispondere delle proprie azioni o della propria inerzia.
Pur con le dovute cautele, pare evidente che la catena dei controlli non abbia funzionato a dovere. Quando si delega un servizio così delicato come la tutela dei minori a privati, in questo caso a cooperative di servizio, che pure offrono soluzioni concrete alle esigenze delle famiglie, è doppiamente necessario che questa catena funzioni.
A questo punto è palese la necessità di rivedere e perfezionare questa catena; diverse sono le proposte in campo, si va dall’ipotesi dell’uso della video sorveglianza a quella di una rotazione programmata del personale con altre strutture finanche ad una presenza turnata delle famiglie stesse all’interno dei plessi; tutte soluzioni legittime che, prese una alla volta o tutte insieme possono sicuramente innalzare il livello di guardia, anche se occorrerà stabilirne l’efficacia e soprattutto la fattibilità che potrebbe essere la discriminante.
Il nostro punto di vista è che queste proposte, da sole, non bastino; il controllo di un servizio alla persona non è circoscrivibile al solo perimetro delle mura.
E’ indubbio che i comportamenti personali, dentro e fuori l’ambito lavorativo, non possono che dipendere dal singolo individuo, ma in questi servizi, proprio per la tipologia dell’utenza, le funzioni di controllo si effettuano anche con l’ausilio di alta professionalità che interagendo reciprocamente consentano un monitoraggio continuo dell’efficienza e della sicurezza del servizio.
E’ così che diventa determinante il ruolo svolto dal Comune: se l’asilo nido è una struttura comunale è competenza del Comune garantirne l’ottimale funzionamento sotto tutti i punti di vista, e una pregiudiziale fondamentale consiste, a nostro parere, nel fatto che negli appalti di gestione la qualità del servizio offerto debba essere preminente sull’aspetto economico.
Ne consegue che controlli diretti (personale comunale) e indiretti (curriculum, formazione, incontri periodici con psicologi e pedagogisti senza legami di subordinazione alcuna con le parti contraenti) dovranno essere svolti con più accuratezza, precisione, e professionalità al fine di rimettere in primo piano il benessere dei bambini.
Nessuno potrà risarcire da un punto di vista morale le famiglie e soprattutto i bambini vittime di probabili soprusi, ma se ognuno farà la propria parte con la consapevolezza che solo rispolverando un’etica lavorativa che è stata un po’ messa da parte, soprattutto nel caso specifico, potremo evitare che vicende simili si ripetano a Conselice o altrove.
Ivano Lanconelli
IDV Conselice
ecco l’articolo pubblicato oggi sulla Voce di Romagna: